Alcesti è una giovane donna che crede in modo assoluto nell’amore. Per sua Madre, che la mette sull’avviso dispensando pazienza e luoghi comuni, è anacronistica. Per suo Fratello, quando lei incontra il violoncellista che le chiede di sposarlo e glielo presenta, è una curiosa bestiola. Per le sue Amiche è una ingenua che ignora il fascino e il potere del marketing. È un coro che Alcesti ascolta con la forza di una purezza difficile da decifrare. L’unica voce assente, volutamente, è proprio quella del Marito, il musicista, che da cervo si trasforma in lupo. Ma Alcesti porta un nome tragico e una consapevolezza del sacrificio che le permettono di affrontare la violenza fino ad incarnarla per poi digerirla e, nel cuore dell’inverno e della notte, darsi alla ricerca di un’anima tutta per sé proprio come se niente fosse accaduto mai.

«Non sarò mai per te / antenata. Non sarai mai per me / fratello, nessuna tenerezza reciproca / per il nostro sangue / divorati dalla lontananza / abbiamo abusato di ogni distanza / pur di riconoscerci stranieri nella stessa stanza. / Eppure, tu puoi incrociare le braccia / e storcere la faccia, / puoi negarti / sottrarre ai miei affetti / il tuo respiro, consumarti nell’appetito / puoi rinunciare a sfamarti, a curarmi / e ad essere curato da me. / Ma io posso, devo / saperti vivo e devo, / gioirne. / Sia questa la benedizione per ciò / che avrebbe dovuto essere / i miei con te / i tuoi con me / pure senza conoscerci e saperci / prima di sceglierlo». 

Irene Gianeselli

LA REPUBBLICA

«Ogni personaggio ha un suo codice linguistico si passa dalla raffinatezza semantica, dalla poesia della protagonista a forme di comunicazione più legate al linguaggio dei social. Ho cercato di dare anche un andamento musicale e infatti cito il compositore Luigi Boccherini»

Irene Gianeselli intervistata da Gilda Camero il 20 febbraio 2021