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Les Flâneurs Edizioni, 2024

monografia 

illustrazione di copertina: Mauro Vecchi

Ad un anno dal cinquantesimo anniversario dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini la trattazione si avventura lungo una strada poco battuta: ragionare attorno all’opera dell’intellettuale corsaro attraverso il filtro moltiplicatore della pedagogia, reinterpretando la categoria della ribellione come un’attitudine programmatica a mettere in crisi le geometrie tradizionali del pensiero e a praticare la filosofia della praxis gramsciana. Il saggio è introdotto dallo storico Andrea Zannini.

«Il progetto pasoliniano viene coraggiosamente definito di ri-educazione: una parola che, contestualizzata nel Novecento, può far venire i brividi. Ma l’intento dell’ex insegnante della scuoletta di Versuta non è quello del pensiero unico: è anzi l’esatto contrario, cioè l’educazione ad una prassi brechtiana a dubitare di ogni singola cosa, a spostare l’asticella della conoscenza per cambiare la realtà, quale che sia il costo personale e civile da pagare per affrontare queste sfide. A cominciare naturalmente dal linguaggio e dal suo uso, che deve essere il punto d’inizio della formazione di chiunque. Considerata su tale piano la sua ribellione – per esempio al sistema educativo degli anni ’30 e ’40 che egli conobbe – non ha nulla di estetizzante, come spesso venne rimproverato, proprio da sinistra, al friulano trasferitosi nella capitale: è un atteggiamento coerente con la sua prospettiva politica. [...] È un esempio di come anche un autore anatomizzato fino all’estremo possa riservare nuove e inaspettate prospettive di approfondimento.»

"Introduzione" di Andrea Zannini

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